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Le processioni a Meta

Le processioni rappresentano certamente une delle tradizioni più importanti di tutta la Penisola Sorrentina; si tratta di un rito secolare che ogni anno, durante la Settimana Santa, viene celebrato dalle Confraternite delle varie Parrocchie.
Nel Comune di Meta esse sono due, l'Arciconfraternita della Santissima Immacolata e l'Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso e Pio Monte dei Morti; sono sorte tra la fine del XVI secolo e i primi decenni del XVII. Fu il Concilio di Trento ad incoraggiare la nascita di queste Congreghe, allo scopo di avvicinare le masse popolari ad una vita religiosa più attiva.
La compagnia della SS. Immacolata organizza la "processione bianca" che si svolge la sera del Giovedì Santo, quella del SS. Crocifisso e Pio Monte dei Morti, la "processione nera" che si svolge la notte e la sera del Venerdì.
Fino alla riforma liturgica della Settimana Santa, voluta da Papa Pio XII nel 1954, le funzioni del Giovedì e del Venerdì Santo si svolgevano nella mattinata. Il Giovedì avevano luogo la Messa in "coena Domini", la lavanda dei piedi e la reposizione del Santissimo; nel pomeriggio, intorno alle 15:00, la congrega della SS. Immacolata, intonando il canto del Miserere, girava per il Paese visitando gli Altari della reposizione ( i Sepolcri) che venivano preparati nelle Chiese di S. Lucia, degli Angeli Custodi e nella Basilica.
A quei tempi le processioni dei vari paesi si portavano anche nei paesi vicini e la consuetudine voleva che, all'incontro fra due confraternite, quella più antica "ricevesse l'incenso" in onore del proprio Crocifisso. Abitualmente a Meta venivano le Compagnie della Trinità, di Piano e di Mortora; quelle di Meta invece andavano a Piano e visitavano i "Sepolcri" della Chiesa di Rosella, della Basilica di S. Michele, del convento delle Suore Agostiniane e della Chiesa di S. Teresa.
Di notte, verso le 2:00, usciva la "processione nera" che accompagnava la statua dell'Addolorata. Dopo la seconda guerra Mondiale, durante questa processione, oltre al canto del Misere veniva e viene tutt'ora intonato anche l'Inno "del Sacro Dì" cantato da un coro di bambini accompagnato da una banda musicale. Quest'inno fu composto nel 1923 dal canonico Raffaele De Gennaro, (un Sacerdote di Meta, che era organista della Basilica, compositore e autore dell'Inno alla Vergine del Lauro, di altri inni alla Madonna nonché di recite per i ragazzi delle scuole elementari delle Suore d'Ivrea in occasione del Carnevale, delle giornate dell'Università Cattolica ecc.Quando prese possesso dell'Arcidiocesi di Sorrento l'Arcivescovo Monsignor Carlo Serena fu proprio il De Gennaro a preparare tutte le manifestazioni canore che si svolsero nella nostra Basilica.)
Il Venerdì Santo, da mezzogiorno alle 15:00, si predicavano "le tre Ore di Agonia" per spiegare al popolo le " Sette Parole" pronunciate da Gesù sulla Croce, come riportato nei Vangeli. I Sacerdoti, nel pomeriggio, recitavano " l'ufficio delle Tenebre" ( l'ufficiatura della Settimana Santa col canto delle Lamentazioni del profeta Geremia; cominciava il Mercoledì e finiva la sera del Venerdì Santo).
Dopo il tramonto aveva luogo la processione "del Cristo morto". Nel corso di questa processione, il coro dei bambini cantava due inni, uno "Del Calvario", composto da Don Gaetano D'Ardia, Sacerdote di Sant'Agnello e l'altro, "ecco d'Amor la Vittima" composto, nella stesura originale, dal maestro metese prof. Astarita e modificato poi nel 1913 dal maestro Di Leva di Sorrento;del motivo originale rimase solo la parte che comincia con "mira mortal l'Esanime", cioè la parte finale.
Durante questa rappresentazione venivano portate in processione le statue dell'Addolorata, opera d'arte dei maestri di Lecce e la statua del Cristo Morto, opera lignea realizzata dallo scultore, di origini siciliane,ma trapiantato a Meta, Girolamo Bagnasco, che lo realizzò avendo come modello un uomo, forse un contadino, che scendeva a "posare" da Arola.
A questa processione partecipava l'intero Clero di Meta. I Sacerdoti indossavano solo l'abito talare ed il copricapo liturgico, senza altra insegna; essi erano preceduti da un Chierico che portava un Crocifisso ligneo che, tutt'ora, si trova nella Sacrestia della nostra Basilica.
Nel corso della processione i Sacerdoti recitavano a fil di voce il Miserere in un tono Gregoriano, ma intorno al 1950 venne introdotto un nuovo motivo ideato dal Perosi. Questa nuova tonalità piacque agli amministratori della Congrega dell'Immacolata che decisero di sostituire la vecchia tonalità anche nelle processioni del Giovedì pomeriggio e del Venerdì notte.
Per rendere però il nuovo motivo più rispondente alle esigenze dei cantori che cantavano a voce spiegata, fu necessario introdurre delle pause cadenzate.
Il "Miserere" cantato nell'antica tonalità aveva bisogno di un intonatore che, in coda al coro accanto al Priore, con voce potente, "intonava" ogni strofa del Miserere pronunciandone alcune parole iniziali. A quest'intonazione il coro formato da 3 o 4 voci, procedeva al canto dell'intera strofa ( una strofa era cantata ed un 'altra recitata).
Bisogna tener presente che nel corso delle due processioni del Giovedì e del Venerdì notte, c'era sempre la presenza del Padre Spirituale della Congrega o di un suo sostituto, ciò per mettere bene in evidenza che queste processioni erano "atti di culto esterno" cioè Preghiere e non solo delle manifestazioni puramente storico - folcloristiche.
Attualmente, nel corso di queste processioni, c'è solo un maestro concertatore che è cosa ben diversa, nelle sue funzioni, da un intonatore.

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